Ve lo dico in maniera diretta; se lavorate nel beverage e non state ancora guardando al no/low alcohol, state guardando dalla parte sbagliata del bancone.
I numeri non sono più una curiosità da Dry January. A livello globale il mercato cresce a doppia cifra, e in Italia il segnale più chiaro arriva dalla birra: le analcoliche sono passate dal 2,1% al 3,9% di quota in un solo anno. Non un trend, ma un vero e proprio balzo!
E il consumatore italiano (e non) non sta rinunciando a niente: sta semplicemente dosando. Si chiama “zebra striping” — un cocktail alcolico, poi un mocktail, nella stessa serata. Non è astinenza, è scelta. E la Gen Z la sta normalizzando più in fretta di quanto pensiamo.
C’è però un punto che pochi citano ad alta voce: togliere l’alcol è la parte facile. Restituire struttura, corpo e “mordente” ad un drink senza alcol — quella è la vera sfida su cui si gioca la partita nei prossimi anni. Chi la risolve bene, vince lo scaffale (anzi, la bottigliera). Chi si limita a togliere, resterà un surrogato.
Non a caso il settore se ne è accorto anche a livello fieristico: il Roma Bar Show 2026 (14-15 settembre, presso La Nuvola dell’Eur) lancia per la prima volta un’area interamente dedicata al No & Low Alcohol, “Future Drinking” — non solo prodotti in vetrina, ma degustazioni e contenuti pensati per aiutare bar e operatori a trasformare il trend in occasioni di consumo reali. Un segnale chiaro: il settore lo sta prendendo sul serio, e chi ci lavora farebbe bene a fare lo stesso.
La domanda che mi faccio — e che vi lascio è la seguente: chi arriverà a Roma a settembre con un prodotto che sa davvero di qualcosa, e chi con l’ennesima bevanda “senza“? Noi la risposta la stiamo preparando: Zemei Drinks sarà lì, dentro quell’area, con le nostre cinque (o sei?) referenze. Se lavorate nell’Ho.re.ca, nella distribuzione o semplicemente volete provare direttamente cosa significa “struttura” in un drink senza alcol, veniteci a trovare allo stand — vi verseremo volentieri qualche bicchiere!
