Il bere “ibrido” è la nuova normalità: cosa racconta l’estate 2026 del mercato NoLo

Questa settimana il mercato NoLo (No/Low Alcohol, ovvero le bevande senza alcol o a bassissima gradazione) mostra una convergenza che vale la pena notare; da un lato l’industria si siede ufficialmente al tavolo delle istituzioni, con un protocollo firmato pochi giorni fa dal Ministero della Salute. Dall’altro, i consumatori più giovani continuano a riscrivere le regole del bere sociale, senza bisogno di etichette come “sobrio” o “in astinenza”. E nel mezzo, un colosso della birra alcolica lancia una limited edition analcolica agganciata a uno degli eventi sportivi più seguiti dell’anno. Tre segnali diversi, la stessa direzione: il No/Low non è più un esperimento di nicchia, ma una categoria che pesa davvero nelle strategie di filiera, marketing e persino nelle policy pubbliche.

Ecco i temi che seguiamo questa settimana:

  • ASSOBIBE e Ministero della Salute rinnovano un protocollo biennale su riduzione degli zuccheri, informazione al consumatore e marketing responsabile verso i minori (20 luglio).
  • Il percorso normativo della sugar tax, pur non ancora operativa in Italia, continua a orientare come le aziende progettano packaging e ricette dei nuovi prodotti.
  • Heineken porta la birra 0.0 dentro la Formula 1: una limited edition disponibile da metà luglio nei canali ho.re.ca in vista del Gran Premio d’Italia a Monza a settembre.
  • Una ricerca OgilvyOZ per Schweppes, condotta su oltre duemila persone, fotografa una Gen Z che sceglie sempre più spesso il mocktail e il salotto di casa al posto dell’uscita serale.
  • Lo “zebra striping” (alternare un drink alcolico e uno analcolico nella stessa serata) si evolve in quello che alcuni osservatori chiamano “fluid drinking”: le due categorie convivono senza gerarchie né sensi di colpa.
  • Nonostante una crescita a doppia cifra, il segmento resta comunque una nicchia sul totale del mercato beverage globale: un promemoria utile contro le narrazioni troppo entusiastiche.

Quando le istituzioni si siedono al tavolo

Il protocollo firmato il 20 luglio tra ASSOBIBE (l’associazione Confindustria dei produttori di bevande analcoliche) e il Sottosegretario alla Salute non è un dettaglio burocratico da ignorare. Consolida un impegno già avviato su monitoraggio dei consumi, riduzione degli zuccheri e marketing responsabile verso i più giovani, temi su cui il settore lavora dal 2006. Per chi gestisce una drink list o valuta un nuovo fornitore, è un segnale di maturità: il comparto No/Low non cresce più solo grazie all’entusiasmo dei consumatori, ma comincia ad avere un’infrastruttura normativa e di autoregolamentazione che lo rende un interlocutore stabile, non una moda passeggera da monitorare con sospetto.

La Gen Z non abbandona l’aperitivo, lo reinventa

Il dato più interessante della settimana arriva dalla ricerca Ogilvy-Schweppes che dimostra che i giovani non stanno smettendo di socializzare, stanno cambiando il dove e come lo fanno. Meno uscite al bar nell’orario dell’aperitivo, più “home tending” — l’abitudine di trasformare il salotto in un piccolo angolo cocktail, alternando con naturalezza un drink alcolico e uno analcolico nella stessa serata. È la logica del cosiddetto fluid drinking, dove la scelta si decide momento per momento, senza percepirla come una rinuncia. Per un brand come Zemei Drinks, nato dalla ricerca su distillati e aperitivi senza alcol pensati per la miscelazione casalinga tanto quanto per il banco bar, è esattamente lo spazio in cui questa domanda prende forma: non un sostituto “minore”, ma un ingrediente con pari dignità nel bicchiere.

Quando i grandi brand scommettono sulla visibilità

La limited edition Heineken 0.0 legata al Gran Premio d’Italia di Formula 1 racconta un’altra faccia della stessa medaglia: dopo una crescita della birra analcolica dell’85% nel 2025 (secondo i dati aziendali), anche i grandi gruppi scelgono di investire su eventi ad alto impatto per consolidare il segmento, non solo sull’assortimento a scaffale. Per il canale ho.re.ca è un indicatore da tenere d’occhio: se i colossi puntano su edizioni limitate e sponsorizzazioni sportive per il No/Low, cresce anche lo spazio percepito per proposte più artigianali e botaniche, capaci di offrire un’alternativa di posizionamento a chi cerca qualcosa di diverso dal grande formato industriale o dai nomi più in vista e già noti.

Conclusioni

La fotografia di questa settimana racconta un mercato che matura su più fronti contemporaneamente: regolamentazione, comportamento dei consumatori e strategie dei grandi player. Nessuno di questi segnali basta da solo, ma messi insieme confermano che il No/Low sta uscendo dalla fase di trend per entrare in quella di categoria strutturale — pur restando, ricordiamolo, ancora una parte minoritaria del mercato beverage complessivo.

La domanda che lasciamo aperta a chi lavora nel settore: la vostra drink list è già pronta per un cliente che non sceglie più “alcolico o analcolico”, ma decide bicchiere per bicchiere?

Carrello
Torna in alto