Eccoci alla terza parte di questa saga senza fine. Persone nuove vedono le nostre pubblicità e spesso ripetono le solite cantilene, per cui invito tutti a ridarsi una letta ai 2 prequel per capire l’andazzo di chi rema contro questa tendenza sempre e comunque.
Ma prima qualche dato, i numeri fanno sempre bene, ne riporto pochi ma concisi. Questa volta vorrei soffermarmi su uno studio tedesco (dunque limitato alla Germania, ci tengo a sottolinearlo) che evidenzia come il 78% di chi consuma alcohol free beve abitualmente anche alcolici.
La spiegazione è semplice, molte categorie di bevitori di prodotti senza alcol ci si avvicinano per necessità, pensiamo a donne incinte o a chi ha subito un intervento, o più banalmente a chi deve guidare e si può vedere tagliata la patente.
Ora però senza attendere oltre andiamo a rispondere a 3 nuove obiezioni….
1) Evitate di fare queste operazioni di marketing ed inventatevi qualcosa di nuovo, a chi interessano queste porcherie?
Be, porcherie lo si può dire dopo averle assaggiate naturalmente, ma tralasciando questo dettaglio (si sa è pieno di gente che giudica senza aver provato), un operazione di marketing fine a se stessa sarebbe tutt’altra cosa. Non pubblicizziamo nulla che non sia un prodotto, il mercato poi decide. Ed a quanto pare il mercato c’è, esiste e non sta facendo altro che salire. Prendendo in esame il triennio 2020-2022 il consumo dei distillati e dei vini alcohol free ha avuto un incremento del 18%, ed è prevista una crescita del 23% entro il 2025.
2) Non puoi bere alcol? Ci sono già una miriade di altre bevande, ma perché vi siete inventati ste robe???
Come spesso abbiamo detto, noi, non ci siamo inventati nulla. I distillati senza alcol, ovvero gli idrodistillati, esistono da circa 1000 anni, le cosiddette acque aromatiche, che ancora si trovano ampiamente negli stati caucasici. Per i primi esperimenti con il vino dealcolato dobbiamo invece risalire “solo” al 1869, ma ne parleremo meglio in un altro articolo. Dunque tra le miriadi di bevande possibili ci sono anche queste, e fortunatamente convivono benissimo perchè sopperiscono a necessità differenti. Un bambino non chiederà mai del vino dealcolato, ma un succo di frutta o una tassoni (non per questo la tassoni non deve esistere), un adulto ha più alternative, la libertà di scegliere. Per favore, non mettiamoci a sindacare e a fare razzismo su ciò che una persona si vuole bere.
Bevi e lascia bere
3) Non lo potete chiamare vino o gin!
Giusto, appunto secondo la normativa europea 2021/2117 non viene indicato da nessuna parte come vino, ma vino senza alcol o vino dealcolato. Discorso differente vale per gli spiriti, che non possono avere nomenclature come gin, whisky o rum, ed ha questo i produttori stanno ovviando. Banalmente inserendo la dicitura “alternative to gin” o chiamando i prodotti con nomi che richiamino lo spirito, come “london botanical” . I dettagli sono sempre importanti, anche come chiamiamo cosa.
Bene, anche per questa volta abbiamo affrontato 3 obbiezioni che si presentano spesso, spero in maniera chiara e pacata come è nostra intenzione.
Speriamo che la gente inizi a sbizzarrirsi ancora di più con sempre nuove ed eccitanti “attacchi” verso cose che non conosce e che non ha voglia di conoscere, ma in cui riversa tempo ed energie per denigrare….e perchè?
Perché si… 😉
Un saluto
